E IL PIAVE MORMORO'
La rievocazione storica del motto impresso sul modulo d'argento da 20 lire Elemetto

a cura di Luigi Amabile - CCNI Circolo Culturale Numismatica Italiana

PREFAZIONE
Il presente articolo vuole porre in evidenza la frase posta su una delle più celebri monete del tempo, analizzandone il senso ed associando ad essa un giusto significato.

* * *

Era il 1911 quando nelle coniazioni del Regno, dopo 50 anni dall’unificazione sotto Re Vittorio Emanuele III, subentra la prima emissione commemorativa della storia.
La serie cinquantenario con i suoi quattro nominali esprime il desiderio del Re numismatico di eccellere lì dove la staticità della monetazione vedeva le ordinarie emissioni, seppur rivedute e rinnovate nell’espressione di un Italia vigorosa di inizio ‘900, radicate nell’ordinario collettivo popolare.
Con il trascorrere del tempo, negli anni a venire, l’Italia si vedrà catapultata verso un periodo cupo, nefasto, contrassegnato dal grande conflitto bellico, che numismaticamente donerà alle generazioni successive, a ricorrenza del decennale della vittoria, una nuova emissione commemorativa, in argento di bassa lega, unica nel genere, significativa degli eventi storici, di grande modulo e dal peso di 20 grammi, commissionata al Maestro modellista Romagnoli, artefice della rivoluzione numismatica del periodo dei fasci italiani di combattimento, successivamente partito nazionale fascista.

Tralasciando volutamente almeno in parte gli avvenimenti storici e soffermandoci sull’aspetto numismatico, la nuova moneta di grande impatto visivo entró nel collettivo popolare nel giugno del 1928, anniversario della battaglia sul Piave, a simboleggiare la volontà di resistere all’invasore nell’impresa di bloccare l’offensiva nel segno indelebile del motto del fante...

“MEGLIO VIVERE UN GIORNO DA LEONE CHE CENTO ANNI DA PECORA”

- “No” disse il Piave “No” dissero i fanti
Mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combatteva le onde
Rosso col sangue del nemico altero,
Il Piave comandó Indietro va, straniero! -

Fagarè di Piave: la celebre frase sul muro di una casa distrutta, a perenne testimonianza della morte eroica.

"fra le rovine fumanti di uno dei nostri paeselli del Piave si trovassero miracolosamente ancora ritti due muri, su uno dei quali era scritto con rozzi caratteri: “Tutti eroi! O il Piave o tutti accoppati” e sull’altro, a Fagarè: MEGLIO VIVERE UN GIORNO DA LEONE CHE CENTO ANNI DA PECORA”

Una frase che ulteriormente rende omaggio a coloro che con coraggio e abnegazione, nella volontà di rinunciare ai piaceri personali nella ricerca del bene crescente della Patria, erano andati incontro al sacrificio, abbracciando la sorte che il destino aveva loro riservato, distinguendoli al tempo stesso da chi, per viltà, codardia o pavidità, determinata dal rifiuto di affrontare pericoli o responsabilità, questo destino non era in condizione di accettare.

L’articolo di giornale pubblicato in quel periodo sulle pagine del Corriere della Sera, datato 31 luglio 1918, a firma di Arnaldo Fraccaroli, corrispondente di guerra.

La Chiave è la comunicazione che determinate tipologie di monete esprimono a chi le maneggia nel tempo, un probabile atto di propaganda per una frase che sarebbe quindi dovuta divenire testimonianza della condivisione manifestata al tempo sulla base dell’ideologia dell’esercito, rappresentata dall’ignoto fante, colmo di questi ideali, per divenire incitamento al sacrificio ed al compimento del proprio dovere in nome della “grandezza della Patria”.
La propaganda del ventennio poteva di certo rappresentare una delle forze unificanti del regime, agendo come un comune denominatore, motivando la propria autorità e i propri programmi, incoraggiando il supporto popolare.
Una posizione per ispirare eroismo e sacrificio.

“lo stile oratorio del capo del fascismo, un procedere quasi per terzine, sincopato ed evocativo, costruito con la logica delle assonanze e con la strozzatura delle chiuse; il periodare secco, il gusto della battuta, lo sprezzo ironico, la retorica dell'antiretorica”

Non sarà un caso che tale frase venne ripresa da Benito Mussolini, proprio nello stesso anno di emissione della moneta da 20 lire Elemetto, il 1928, anniversario della battaglia sul Piave, nel discorso del 19 Marzo pronunciato alla Camera dei Deputati in onore del maresciallo Armando Diaz.

“Onorevoli camerati,

…Inchiodata l’irruzione nemica alle rive del Piave, ecco Diaz, scelto con incomparabile acume da chi poteva, balzare al Comando in capo dell’Esercito.
Gli eventi successivi dimostrano che le speranze concepite allora erano pienamente giustificate.
Il Popolo si ricompose in una ferma unità degli spiriti; i Mutilati accorsero alle trincee, gli adolescenti partirono a colmare i vuoti, i veterani presero a motto del loro ardire la frase scritta da un fante sconosciuto: 

“Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora”.

Rianimatore e riorganizzatore delle forse fu Diaz: spirito profondamente religioso, spirito umano fra uomini, comprese che i soldati non erano soltanto dei piastrini di riconoscimento, ma delle anime; comprese che il morale, invece di essere considerato come una fredda, quasi catechistica esercitazione meramente formale, dovesse costruire la preoccupazione costante, la cura assidua di tutti i Capi…”

ed ancora, qualche anno prima, il 30 giugno 1926, a Roma nel discorso pronunciato agli ufficiali del Reggimento Granatieri e Reggimento Fanteria .

“Ufficiali!

Sono ammirato, più che soddisfatto per il modo in cui le vostre truppe si sono presentate ed hanno sfilato dinnanzi a me, e sono particolarmente lieto di porgere il mio saluto a voi, ufficiali dei granatieri, che avete scritto pagine inobliabili di storia.
Ripensavo poco fa, guardando la cifra impressionante dei vostri caduti e ricordando la cifra non meno impressionante dei vostri feriti, che non si esagera dicendo che ogni granatiere, ufficiale o soldato, ha versato il suo sangue per la Patria.
Né minore simpatia ho per voi, ufficiali delle fanterie. È stato bene che in questi giorni si sia ricordata una frase che non deve essere dimenticata: quella scritta da un anonimo ufficiale o fante, non importa, sopra uno dei baraccamenti alla vigilia della battaglia del Piave:

“Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora.”

Vedendo la solidità fisica e morale delle vostre truppe, fiore della Nazione rinnovata, sono perfettamente convinto che se domani sarà necessario, tutti i granatieri, tutti i fanti, tutti i soldati d’Italia, tutto il popolo d’Italia, preferirà vivere un giorno da leone che cento anni da pecora.

Viva il Re!”

Ciò che di certo possiamo affermare è che questa frase fu detta e scritta da soldati italiani al servizio dell'allora regno d'Italia in un periodo antecedente alla nascita del fascismo, ma per questioni propagandistiche (l’assonanza della stessa con gli ideali di eroismo e sacrificio) il regime la rievoca nel tempo.

Nel bene o nel male, altra Italia, altra storia, altri uomini.

1 commento su “E IL PIAVE MORMORO’…

  1. Latora Michele Rispondi

    Ho gradito molto, questa piacevole ed esauriente dissertazione su un periodo ricco di storia,la nostra, ma anche numismaticamente importante e a mio parere le porgo il mio grande apprezzamento x l opera che svolge in questo settore e la persona(Lei) che stimo e apprezzo

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